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Legge finanziaria, ecco chi paga per i conti siciliani che non tornano

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Articolo di Manlio Viola pubblicato su blogsicilia.it il 18 gennaio 2014

 

“Il governo regionale rischia di mettere in discussione i servizi all’utenza perché il blocco della spesa non consentirà una corretta gestione delle risorse e molti servizi rischiano di non essere garantiti”.

Poche parole nascoste in fondo ad una lettera aperta del segretario regionale della Fp Cgil dipingono in modo chiaro la situazione che la finanziaria della Regione siciliana rischia di innescare.La legge di stabilità regionale approvata nella notte fra lunedì e martedì, entro domani dovrebbe essere trasmessa al Commissario dello Stato che avrà, poi, 5 giorni per analizzarla e decidere su eventuali impugnative. Ma un primo effetto le richieste del Commissario dello Stato lo hanno già ottenuto: l’accantonamento di 400 milioni di euro.

Per evitare che il prefetto Aronica impugni non la finanziaria ma il bilancio lasciando la Regione in difficoltà oggettive senza precedenti, il governo ha scelto di “bloccare” queste risorse almeno fino al 30 giugno. Soldi destinati ad altro che non potranno essere utilizzati fino a quando la Sicilia non otterrà il via libera da Roma allo sforamento del patto di stabilità negli specifici settori a cui queste risorse sarebbero destinate.

In attesa che lo Stato “benedica” il piano di spesa regionale, dunque, la Sicilia ha dovuto porre queste risorse a copertura dei residui attivi ovvero delle somme che sono state poste fra le voci in entrata del bilancio ma che, secondo Aronica, potrebbero non arrivare mai.

Per trovare questi soldi l’Ars li ha tolti a precise categorie. Si tratta di un taglio di 28 milioni di euro ‘appostati’ in uno dei fondi di garanzia a tutela dei prestiti agevolati e dei confidi, 5,1 milioni di euro dai dissalatori, 3 milioni destinati alle società partecipate in liquidazione, 3 milioni al fondo per le spese informatiche, 2 milioni al capitolo destinato alla manutenzione dei beni regionali quindi strutture e sedi, 300 mila euro al fondo per i buoni pasto dei dipendenti della Presidenza. Ma non basta. A farne le spese anche tante altre categorie: 14 milioni in meno ai Consorzi di bonifica, 4 milioni all’Irsap, 1 milione in meno per gli Ersu e 3 milioni in meno per le borse di studio di medicina e chirurgia. A questi vanno aggiunti i 39 milioni di euro destinati alle spese del secondo semestre dell’assemblea regionale siciliana

Ma quasi 100 milioni messi insieme in questo modo non potevano di certo bastare. “Le somme impegnate riguardano un poco tutte le voci di spesa previste dalla finanziaria- aggiunge Abbinanti – e coinvolgono Comuni, Province, società partecipate, enti, consorzi, forestazione, precari ed anche le misure introdotte in ambito sociale, quali ad esempio, quelle per favorire l’accesso all’abitazione dei nuclei familiari svantaggiati o per il sostegno all’inclusione attiva attraverso il reddito minimo o per l’istituzione del fondo per le disabilità”.

Così fra le categorie che devono soffrire ci sono anche i dipendenti regionali di ogni ordine e grado. Il taglio per loro, oltre a poco meno di 400 mila euro di buoni pasto, riguarderà anche 14 milioni e 700 mila euro, dunque un quarto abbondante delle risorse destinate al salario accessorio.

“La Fp Cgil Sicilia, a più riprese e da mesi, denuncia l’azione mirata del governo regionale ad emanare provvedimenti punitivi nei confronti del comparto dei dipendenti regionali. Già siamo intervenuti sul blocco dei contratti, prima ancora che la finanziaria venisse incardinata all’Ars, così come sul tentativo di stornare risorse dal fondo per il salario accessorio dei dipendenti per incrementare i risparmi di spesa imposti dal governo nazionale. Sosteniamo da sempre la necessità di attuare una razionalizzazione della spesa regionale senza, però, colpire i soggetti più deboli, i lavoratori, bensì gli sprechi legati al clientelismo politico sotto forma di consulenze, prebende, sovvenzioni ed anche, come oggi viene alla luce in maniera eclatante, di risorse sprecate dai rappresentanti politici per attività tutt’altro che politiche”.

Abbinanti attacca, poi, la finanziaria nel suo complesso: “Ancora una volta, però, sia il Governo che l’Ars, non hanno saputo dare risposte adeguate all’esigenza di rimettere in ordine i conti della Regione cominciando ad eliminare sprechi e privilegi laddove veramente esistono: con l’approvazione della finanziaria, infatti, ben 400 milioni di euro destinati al lavoro, agli enti territoriali e alle politiche sociali sono diventati ostaggio della trattativa che il governo regionale dovrà chiudere con quello nazionale entro il 30 giugno per ridurre il concorso al risanamento della finanza pubblica”.

Secondo il sindacato che dovrebbe, in teoria, essere il più vicino a Crocetta, però, “in sostanza, il governo regionale conta di acquisire entro i prossimi sei mesi dallo Stato uno “sconto” sul piano di risanamento pari a 400 milioni, ma nell’attesa di ottenerlo “impegna” parte delle risorse del bilancio a copertura in caso di un eventuale esito negativo della trattativa”.

“Questi tagli si aggiungono all’ulteriore blocco dei contratti e al mancato recepimento della norma che consente l’accesso al pensionamento con i requisiti pre-Fornero. Ma così facendo, il governo regionale rischia di mettere in discussione i servizi all’utenza perché il blocco della spesa non consentirà una corretta gestione delle risorse e molti servizi rischiano di non essere garantiti”.

Ma per l’assessore regionale all’economia Luca Bianchi si tratta di un allarme esagerato (VIDEO): “Non credo che ci saranno problemi. Gli accantonamenti sono di questa dimensione perché ci è stato chiesto dal Commissario dello Stato proprio in attesa di un accordo con i ministeri competenti. Si tratta di un accordo che si farà sicuramente. La normativa nazionale è chiara e prevede che si possano ‘barattare’ quote di patto di stabilità con precisi risparmi conseguiti sul medesimo risparmio. Noi lo abbiamo fatto. L’accantonamento è da 400 milioni ma già soltanto i risparmi effettuati a copertura delle esigenze per la proroga dei contratti dei precari ammontano a 320 milioni di euro. Non ci sarà difficile dimostrare, a finanziaria pubblicata, che rispettiamo quanto previsto dalle norme in tema di stabilità. Già la prossima settimana sono previsti i primi incontri e arriveremo certamente a chiudere gli accordi con largo anticipo rispetto al 30 giugno”.

Ma dal sindacato restano molto preoccupati sul buon esito di questa trattativa e annunciano: “Se i lavoratori non avranno garanzie su quanto gli è dovuto per le prestazioni accessorie (indennità e straordinari) oltre che per la produttività, è plausibile che a partire da ora possano garantire solo le prestazioni ordinarie”.