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Funzioni Centrali

Comunicato Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-pa Fialp-Cisal. Inps, è tregua sui fondi per la produttività Cgil Cisl Uil Cisal: “Abbiamo difeso welfare e lavoratori, ma vigileremo”

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fpcgil

Roma, 16 ottobre 2013
“Il salario delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Inps, in base agli impegni assunti oggi dai vertici del Mef che hanno accolto la nostra delegazione, verrà per quest'anno tutelato. È un importante passo in avanti, tale da determinare l'interruzione della mobilitazione”. Questo il contenuto di una nota congiunta di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Pa e Fialp-Cisal, che in mattinata, dopo settimane di mobilitazione in tutto il Paese, hanno effettuato un sit-in per scongiurare il rischio di una riduzione dei salari dei lavoratori e del livello dei servizi che l’Inps ha sinora garantito. Un livello di servizi mantenuto anche grazie al finanziamento di quei “progetti speciali” che la bocciatura da parte del Mef del piano di riduzione della spesa varato dall’Istituto aveva seriamente messo in discussione.
“Ci aspettiamo che gli impegni vengano mantenuti e seguiremo la vicenda nelle prossime settimane per darne puntuale informazione. Possiamo dare una prima rassicurazione ai lavoratori sul mantenimento del loro reddito e ai cittadini sulla tenuta dei servizi. Nonostante tutte le difficoltà e le carenze d'organico – conclude la nota delle quattro sigle sindacali – il peggio, almeno per il momento, sembra scongiurato”.

LA MOBILITAZIONE CONTINUA…

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Roma, 08 ottobre 2013

Come un’onda in piena, in occasione delle assemblee-presidio del 4 ottobre scorso, le lavoratrici ed i lavoratori dell’INPS hanno sommerso, a fianco di CGIL, CISL, UIL e CISAL, tutte le Sedi dell’Istituto, per respingere con fermezza il nuovo e duro attacco alle retribuzioni e al welfare del Paese.

In tutte le province, sull’intero territorio nazionale, i lavoratori dell’INPS hanno ribadito un secco:


NO AL TAGLIO DELLE RETRIBUZIONI NO AL TAGLIO DEI SERVIZI

NO AL SALARIO ACCESSORIO COME FONTE DI RISPARMIO


Una partecipazione straordinaria, a seguito della quale la stragrande maggioranza delle Sedi è rimasta chiusa al pubblico. E che ci ha consentito di spiegare a cittadini, imprenditori, pensionati e lavoratori che i tagli, oltre a mettere in discussione le retribuzioni dei lavoratori dell’INPS, rischiano di incidere pesantemente sul sistema di protezione sociale. In un momento nel quale, nel Paese c’è invece un forte bisogno di stato sociale.

Gli spazi di interlocuzione che, secondo quanto risulta alle scriventi, si sono in queste ore aperti con le competenti funzioni ministeriali, dimostrano che il percorso di mobilitazione unitario tuttora in corso su tutto il territorio nazionale è quello giusto.


MA ANCORA NON BASTA!

ED E’ NECESSARIO TENERE ALTISSIMO IL LIVELLO DI ATTENZIONE!


Le scriventi pertanto, anche in ragione degli innumerevoli ordini del giorno pervenuti dalle diverse assemblee tenutesi nella giornata del 2/10 u.s.  e ferme rimanendo le forme di lotta già programmate e in corso di svolgimento su tutto il territorio nazionale, indicano le seguenti iniziative di mobilitazione:

Venerdì 11 ottobre 2013

PRESIDIO SOTTO IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE


Mercoledì 16 ottobre 2013

PRESIDIO SOTTO IL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI


Successivamente, in caso di assenza di risposte certe sulla positiva soluzione della vertenza, MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA


F.P.CGIL/INPS

(Ciarrocchi)

CISL-FP/INPS

(Nardella)

UILPA/INPS

(Cervo)

FIALP-CISAL/INPS

(Giambelli)

 

INPS. LAVORATORI SUL PIEDE DI GUERRA, MOBILITAZIONE NAZIONALE. A PALERMO SIT-IN DAVANTI LA SEDE REGIONALE INPS. FP CGIL SICILIA: “DA GOVERNO TAGLI INDISCRIMINATI. A RISCHIO SERVIZI ALL'UTENZA”.

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PALERMO, 3 OTTOBRE 2013

 

COMUNICATO STAMPA

INPS. LAVORATORI SUL PIEDE DI GUERRA, DOMANI MOBILITAZIONE  NAZIONALE. A PALERMO SIT-IN DAVANTI LA SEDE REGIONALE INPS. FP CGIL SICILIA: “DA GOVERNO TAGLI INDISCRIMINATI. A RISCHIO SERVIZI ALL'UTENZA”.

 

POLIZIA PENITENZIARIA. FP CGIL SICILIA ELEGGE NUOVO ESECUTIVO. FRANCO SPANO' COORDINATORE DEL COMPARTO IN SICILIA.

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PALERMO, 27 GIUGNO 2013. E’ stato eletto ieri a Enna il nuovo coordinatore regionale di Fp Cgil Polizia penitenziaria.

12 Novembre, Assemblea Regionale delle lavoratrici e dei lavoratori dell'INPS, dell’ex INPDAP e dell'INAIL

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Contro l'ennesimo scippo di salari e diritti FP CGIL, UILPA e FIALP CISAL convocano Assemblee Regionali o Provinciali in preparazione del grande presidio nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori INPS e INAIL davanti al Parlamento nella giornata in cui andrà in discussione il Ddl di stabilità. La mobilitazione fin qui messa in campo da Cgil Uil e Cisal ha prodotto una serie di emendamenti presentati nelle varie Commissioni che tendono ad eliminare il riferimento all'art.18 presente nell'art. 4 del Ddl, e spinto i vertici dell'Amministrazione a sostenere presso i Ministeri del Lavoro e dell'Economia l'inopportunità di ulteriori tagli alla spesa corrente degli Istituti. Noi non ci fermeremo fino a quando non avremo la certezza che nessun risparmio venga fatto pesare - ancora una volta – sulle spalle dei lavoratori. In Sicilia l’assemblea si terrà per l’intera giornata di Lunedì 12 novembre e si svolgerà a Palermo dalle ore 11,00 presso la sala conferenze del Centro Don Orione in Via Pacinotti n. 49

SARANNO PRESENTI ALL’INIZIATIVA DIRIGENTI E SEGRETARI NAZIONALI DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI

 

Note su protesta Manovra Economica

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Dopo il decreto legge 112/2008 che ha variato sostanzialmente aspetti normativi e retributivi del rapporto di lavoro pubblico poiché ha decurtato fondi della contrattazione integrativa ed è intervenuto su assenze per malattia, fasce di reperibilità per le VMC, tagli a dotazioni organiche, blocco delle assunzioni e delle stabilizzazioni;
dopo il decreto legislativo 150/2009 che ha modificato geneticamente la struttura della contrattazione con aumentate competenze in capo alla legge e aumentati poteri in capo alle amministrazioni su organizzazione del lavoro, sanzioni disciplinari, premialità e valutazione delle prestazioni;
arriva la manovra economica 2010 con peggioramento delle già penalizzate condizioni dei lavoratori dipendenti e soprattutto di quelli pubblici:

SCIOPERO DIPENDENTI UFFICI GIUDIZIARI.

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Palermo, 4 febbraio 2010. La Sicilia aderisce domani, 5 febbraio, allo sciopero nazionale dei dipendenti degli uffici giudiziari. Lo sciopero, che durerà tutta la giornata, è indetto da Fp Cgil insieme a Uil Pa, Flp ed Rdb. Sit-in di protesta si terranno davanti ai tribunali di Palermo, Catania (nonostante la festa della patrona S. Agata), Messina, Trapani e Sciacca; mentre sono previsti volantinaggi davanti ai trinunali di Siracusa, Ragusa e Caltanissetta.“Le ragioni dello sciopero sono numerose – dice Caterina Tusa componente della segreteria regionale di Fp Cgil – Si va dai tagli ormai non più sostenibili al mancato riconoscimento dell'impegno e della professionalità dei lavoratori.

TUSA: ATU GIUSTIZIA INTERNALIZZARE LAVORATORI

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Le carenze del personale informatico interno, il licenziamento dei lavoratori dell’assistenza informatica unificata, l’avvio dell’assistenza da remoto stridono con le esigenze di funzionamento e di ammodernamento della macchina giudiziaria.”

Relazione di Caterina Tusa all'attivo delle funzioni centrali ed agenzie fiscali

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Care Compagne e cari Compagni
L’attivo di oggi si inserisce nel quadro delle iniziative organizzate dalla Fp Cgil Sicilia per un confronto diretto con i lavoratori alla vigilia della manifestazione organizzata per il prossimo 4 aprile e nell’ambito della consultazione sulla riforma degli assetti contrattuali.
I mesi trascorsi hanno visto la nostra organizzazione impegnata nel contrastare l’azione di un governo arrogante, aggressivo, prepotente ed intenzionato a dare una propria, distorta, rappresentazione della PA e del ruolo della stessa all’interno del “sistema paese”.
L’attacco è stato particolarmente duro nei confronti delle Amministrazioni dei comparti Stato/EPNE/Agenzie Fiscali considerati da popolari rappresentanti dell’esecutivo come luogo di inefficienza e fannulloneria ovvero come strumento per recuperare risorse attraverso tagli, destrutturazioni, riassetti ed esternalizzazioni.
Dopo l’entrata in vigore del DL 112 e fino al 29 ottobre 2008, le OO.SS. hanno tentato di contrastare l’azione del governo  con iniziative unitarie che hanno visto un forte coinvolgimento di lavoratori intenzionati a rivendicare giusti diritti ed eque retribuzioni.
Il 30 ottobre, data di sottoscrizione del Protocollo d’intesa sui contratti si è consumata la rottura (storica) tra le federazioni dei sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil in quanto la Nostra Organizzazione  si è rifiutata di firmare un’intesa che senza mezzi termini e motivatamente ha ed abbiamo etichettato come “accordo truffa”.
Logica anche se pessima conseguenza è stata la firma separata dei contratti nazionali biennio economico 2008/2009.
La Cgil, coerentemente al percorso pre 29 ottobre, ha scelto di seguire l’iter di contestazione della linea assunta dal governo rispetto agli aumenti contrattuali adeguati soltanto all’inflazione programmata  e rispetto al promesso e non certo recupero del salario accessorio in quanto, come specificato dagli stessi contratti, affidato all’emanazione di specifiche leggi.
Cisl e Uil hanno scelto, invece, la linea di sudditanza al governo con gravi conseguenze sia sul rafforzamento delle posizioni di quest’ultimo che rispetto all’indebolimento complessivo delle posizioni di parte sindacale.
Le divisioni hanno pesato fortemente su possibili aree di trattativa e di recupero di margini di contrattazione nella fase intercorrente tra la firma delle ipotesi e la sottoscrizione definitiva da parte di sigle che di fatto rappresentavano la minoranza dei lavoratori interessati, come ha dimostrato l’esito della consultazione di febbraio promossa dalla Fp Cgil.
Infatti, i risultati del referendum hanno ampiamente evidenziato la bontà delle posizioni assunte dalla nostra organizzazione.
In Italia ha votato oltre il 47% degli addetti con i NO che hanno abbondantemente superato il numero degli iscritti alle OO.SS. che hanno firmato i contratti contestati.
In Sicilia i risultati registrati sono stati mediamente buoni. Ha votato oltre il 40% degli aventi diritto ed i NO hanno raggiunto il 95% dei votanti.
In alcuni comprensori tra cui EN e RG ha votato oltre il 60% degli aventi diritto mentre ad AG e ME la percentuale dei votanti ha abbondantemente superato il 50% degli addetti.
L’impegno profuso dalla quasi totalità delle segreterie comprensoriali è stato ampio e ripagato in quanto il numero dei votanti è stato, complessivamente, il triplo rispetto al numero degli iscritti.
La Fp Cgil, in questi mesi, nonostante il tentativo di isolamento, con le tante iniziative messe in campo (scioperi del 3, 7 e 14 novembre, sciopero del 12 dicembre, sciopero e manifestazione del 13 febbraio, campagna stampa di contestazione delle tesi brunettiane,  referendum del 9 e 10 febbraio) ha tenuto alta la tensione rispetto alle vertenze in corso ed ha, complessivamente, favorito la consapevolezza, da parte dei singoli lavoratori, del nuovo ruolo assegnato dal governo al dipendente pubblico etichettato, sempre più spesso, di essere fannullone, privilegiato e conservatore.
La rottura sindacale non è stata e non è scevra di conseguenze anche per il livello territoriale.
Nel comparto delle Agenzie Fiscali si stanno registrando tensioni che discendono dal livello nazionale, passano per quello regionale ed arrivano ai tavoli provinciali. Proprio in questo comparto si è consumato il tentativo di escludere, pregiudizialmente e provocatoriamente, la Cgil da tutti i tavoli di contrattazione a prescindere dagli ordini del giorno.
La nostra pervicacia e la provvidenziale emanazione delle delibera n.15 da parte dell’ARAN  hanno sanato un vulnus che rischiava di produrre inutili se non dannose conseguenze ad esempio per la mole di contenzioso che avrebbe potuto determinarsi a tutti i livelli.  L’ARAN ha riconosciuto la piena legittimità a sedere ai tavoli di contrattazione integrativa dei sindacati firmatari di contratto indipendentemente dalla firma del solo quadriennio normativo o del solo biennio economico, in applicazione del principio dell’inscindibilità del contratto collettivo con la ovvia conseguenza che quanto sostenuto dalla Cgil, in relazione al diritto di essere convocati e quindi di partecipare alle sedute di contrattazione, corrispondeva al vero.
I tagli alle dotazioni organiche imposti dal DL 112 stanno producendo una serie di effetti sulle rideterminazioni degli assetti territoriali di tutti gli Enti.
Tali riassetti passano anche attraverso piani industriali di riforma delle varie Amministrazioni.
In questa fase elaborativa di proposte, molti Enti non stanno coinvolgendo le organizzazioni sindacali.
In alcune Amministrazioni i modelli proposti trovano, invece, il consenso dei soliti sindacati secondo il metodo già sperimentato con il protocollo del 30 ottobre e con i CCNL recentemente firmati.
In particolare all’Agenzia delle Entrate la Cgil non ha condiviso la proposta dell’Amministrazione Centrale perché si basava su una semplice applicazione numerica delle decurtazioni previste per legge nonché su un rafforzamento delle strutture di livello provinciale in danno del livello locale anche con riferimento alle attività di accertamento e di controllo.
Di fatto non si vuole perseguire la lotta all’evasione come strumento di recupero delle risorse di cui ha bisogno il Paese.
Anche la proposta riorganizzativa dell’INAIL non ha trovato il consenso della Cgil in quanto anch’essa figlia di tagli imposti e priva di un esame di merito. Per la Sicilia va sottolineato lo sforzo compiuto dalla Direzione Regionale per coniugare l’ipotesi di riassetto calata dall’alto con le reali esigenze della regione sia avendo riguardo ai servizi all’utenza che relativamente alle posizioni in organico.
La riorganizzazione dell’INPS sta seguendo, invece, un modello non sottoposto al confronto con le organizzazioni sindacali e perdi più inserito in un percorso già attuativo.
E’ da evidenziare che sugli EPNE (INPS, INPDAP e INAIL) è in corso una discussione per la l’elaborazione di un’intesa che  definisca un percorso per rendere operative le sinergie tra i tre Enti. La prima fase del Piano Industriale dovrebbe riguardare la riorganizzazione e la razionalizzazione delle risorse per poi svilupparsi, in una seconda fase, in un obiettivo più ampio che porti alla realizzazione della "casa del welfare" secondo le indicazioni del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
L’operazione rischia, però, di rispondere più all’esigenza di fare cassa che a un reale bisogno di razionalizzazione del ruolo e dell’attività dei tre Enti.
L’obbiettivo dichiarato del governo pare essere quello di nazionalizzare ciò che non va bene (banche) e privatizzare ciò da cui si può trarre profitto o comunque modificare gli assetti di Enti, Agenzie ed Amministrazioni non già in funzione di analisi di merito bensì in relazione ad esigenze di ordine finanziario.
Nelle Funzioni Centrali sono ancora da scrivere i contenuti di quasi tutti i contratti integrativi di Ente.
Bisogna porre attenzione a questa scrittura poiché rappresenta, anche per le cose che dirò in seguito, l’ultimo baluardo di democrazia sindacale all’interno delle Funzioni Centrali, in applicazione dei contenuti dei contratti collettivi nazionali 2006/2009, sottoscritti anche dalla Cgil.
Nelle Funzioni Centrali in generale il livello corposo di relazioni sindacali è, appunto, al livello di direzioni centrali.
Potrebbe essere opportuno implementare le relazioni sindacali nel livello regionale per meglio rispondere alle peculiarità ed alle specificità regionali mediante l’attribuzione di materie ben precise quali la distribuzione di risorse per mobilità e formazione in ambito regionale ed attraverso il rafforzamento delle competenze contrattuali a livello territoriale.
Con riferimento alla mobilità regionale, oltreché favorire un’omogenea copertura delle carenze di organico, potrebbe essere opportuno agevolare la sussidiarietà tra sedi e conseguentemente, stante la difficoltà di spostare il personale, provvedere a trasferire il lavoro o rendere pienamente attivo il telelavoro sulla base di accordi specifici e con la definizione dei criteri per l’individuazione del personale da inserire nei progetti anzidetti.
Va, inoltre, sottolineata l’importanza dell’istituto contrattuale che assegna la quota minima del 20% del salario di produttività direttamente ai luoghi di lavoro con l’intervento delle RSU, nell’ottica del miglioramento dei servizi erogati a livello periferico  rispetto alle esigenze rilevate a quel livello di contrattazione.
Un settore in forte crisi è la giustizia in tutte le sue articolazioni.
Il ministro è stato molto disattento ai bisogni dei lavoratori del comparto sia con riferimento al personale dell’organizzazione giudiziaria penalizzato in ordine alle mancate riqualificazione ed al blocco dei trasferimenti, sia avendo riguardo al personale della giustizia minorile, sia relativamente  ai dipendenti dei penitenziari.
In Sicilia, oltre alle problematiche nazionali rispetto ai tagli, al ridimensionamento degli organici, ai mancati finanziamenti per favorire l’incremento della produttività e la crescita dell’efficienza in termini di qualità delle prestazioni rese, si è registrata l’impossibilità, da parte di  strutture rilevanti nell’ambito del circuito dell’applicazione delle misure restrittive della libertà - i cosiddetti UEPE, di svolgere i compiti ad esse istituzionalmente affidati a causa del quasi azzeramento dei fondi per le spese di carburante.
La Fp Siciliana nelle sue articolazioni territoriali e regionale ha contestato e contrastato le decisioni del Provveditore Regionale dell’AP riuscendo ad ottenere risposte positive anche se non  esaustive in ordine al recupero delle somme necessarie per le attività degli UEPE.
Il governo ha tagliato di tutto, ha mortificato diritti, ha fatto propaganda, ha usato l’alibi della crisi per giustificare le scelte sin qui compiute.
Molte questioni tra cui l’ampliamento delle fasce orarie di reperibilità dei lavoratori pubblici rispetto alla platea dei lavoratori dipendenti rimangono aperte e necessitano di correzioni per l’eliminazione della discriminazione in atto.
L’auspicio è che le tantissime energie fino ad oggi spese per sostenere le vertenze in atto nelle funzioni centrali e per raggiungere capillarmente i singoli lavoratori, inizino a dare i loro frutti rispetto al dissenso alla linea seguita da alcuni sindacati, anche al fine di arrivare ad un ricompattamento delle forze sindacali attraverso sollecitazioni provenienti dalla base secondo quanto sta avvenendo, ad esempio, nell’ambito della sanità pubblica e nel comparto socio-assistenziale.
In questi comparti, infatti, le tre federazioni di Cgil, Cisl e Uil sono riusciti a presentarsi ai tavoli di contrattazione con una piattaforma unitaria.
Alcune considerazioni vanno esplicitate rispetto all’accordo quadro del 22 gennaio sulla Riforma degli Assetti Contrattuali non firmato dalla CGIL e oggetto del referendum che si è chiuso il 27 marzo con risultati eccezionali poiché oltre 3 milioni di persone tra lavoratori, pensionati e giovani hanno partecipato al voto esprimendosi per il 96% contro l’Accordo.
L’Accordo è peggiorativo dell’Intesa del 1993, con particolari effetti negativi a carico dei lavoratori pubblici, per una serie di fattori ed in particolare con riferimento ai meccanismi di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione.
Infatti il nuovo parametro di calcolo è costruito sulla base del cosiddetto Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato a livello europeo e, pertanto, collegato a dinamiche di tipo internazionale considerato, però, al netto  dell’incremento del costo dei prodotti energetici per cui, ad esempio, l’aumento dei prodotti petroliferi sarà pagato solo dai lavoratori dipendenti;
la base di calcolo di riferimento per i rinnovi contrattuali include soltanto le voci stipendiali senza considerare, ad esempio, le indennità aventi carattere fisso e ricorrente quali l’indennità di amministrazione, di ente, di agenzia e di comparto;
solo per il settore pubblico i premi di produttività verranno sottoposti a vincoli di compatibilità con la finanza pubblica;
solo per il settore pubblico l’eventuale recupero degli scostamenti piuttosto che essere fatto alla fine del triennio di riferimento verrà effettuato entro il secondo triennio ovvero entro sesto anno.
L’accordo contiene, conformemente a tutti gli atti posti in essere dal governo, elementi discriminanti per i lavoratori pubblici.
Auspichiamo che i passi ulteriori connessi alle specifiche intese ed agli accordi vengano stoppati, anche alla luce del risultato referendario e che, anzi, si prendano in considerazione le proposte di parte sindacale contenute nella piattaforma di Cgil, Cisl e Uil già presentata ai lavoratori.
La Cgil era ed è, infatti, consapevole che il protocollo del 1993 andava rivisto sia per i ritardi nei rinnovi contrattuali con superamento della doppia previsione del quadriennio normativo e biennalità della parte economica, sia per il meccanismo della inflazione programmata che, ancora, per il rafforzamento della contrattazione decentrata.
Tuttavia il contenuto dell’accordo, l’arretramento delle prerogative sindacali con la riscrittura delle regole sulla rappresentanza e sullo sciopero nel secondo livello di contrattazione, il rafforzamento della bilateralità intesa come la costruzione di sindacati orientati alla gestione diretta dei servizi integrativi del welfare piuttosto che alla difesa di diritti e tutele, fanno ritenere il testo esitato a gennaio insufficiente nell’elaborazione di risposte adeguate alla sfida in corso sia in relazione ai meccanismi di incentivazione della produttività e di miglioramento dell’efficienza, sia rispetto ai livelli retributivi reali da garantire, sia in relazione alla congiuntura economica che stiamo attraversando.
Ad aggravare la situazione complessiva si inserisce, altresì, il disegno di legge n.847-B  approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 25 febbraio riguardante la delega al Governo finalizzata alla ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico  ed alla efficienza e trasparenza  delle pubbliche amministrazioni.
Il Ministro ha propagandato l’importanza della norma perché, a suo dire, renderà giustizia ai cittadini vittime di una PA lenta, macchinosa ed autoreferenziale dimenticando, però, che ogni lavoratore, per quanto pubblico, è prima di tutto un cittadino e come tale fruitore dei servizi e delle prestazioni erogate dagli enti pubblici e quindi pienamente consapevole della necessità di riorganizzare e rendere più efficace ed efficiente la PA.
E’ da evidenziare la vera intenzione manifestata con questa legge ossia:
completare il disegno di ridimensionamento e smantellamento  avviato con  i tagli ai bilanci e la riduzione degli organici previsti dalla legge 133/2008, attraverso un intervento di “rilegificazione” su gran parte delle materie fino ad oggi oggetto del confronto tra le parti. Infatti, anche sui contenuti economici dei CCNL e della contrattazione integrativa  interverrà la legge per vincolare le risorse che si metteranno a disposizione  nei limiti di compatibilità finanziaria   decisi unilateralmente dalla controparte.
Così facendo si metterà  in discussione, per la prima volta, l’esperienza e la pratica contrattuale consolidata negli ultimi quindici anni, reintroducendo pulsioni centralistiche, autoreferenziali e burocratiche.
Moltissimi altri aspetti del provvedimento risultano  inaccettabili non solo per il loro contenuto anticostituzionale ma per il loro carattere di restaurazione di vecchi e non più riproponibili modelli di gestione delle pubbliche Amministrazioni.
La norma produrrà effetti negativi in materia di risorse destinate ai contratti, di percorsi di carriera e di valutazione del merito , di tutele e diritti; soprattutto se dovesse andare in porto il tentativo di sottrarre  alla contrattazione del sindacato e delle RSU la possibilità di trattare i percorsi professionali dei lavoratori dipendenti in relazione alle tematiche della innovazione, dell’ organizzazione dei servizi, della qualità , dell’efficacia e dell’ efficienza delle prestazioni erogate.
Vi invito a leggere attentamente il disposto normativo perché si spinge ad anticipare, per legge, il contenuto delle specifiche intese in attuazione dell’accordo quadro del 22 gennaio ed mi soffermo su alcuni articoli della legge in argomento ed in particolare:
·       Prevede l’introduzione di nuovi sistemi di valutazione degli uffici e del personale per assicurare migliori prestazione e consentire agli organi di vertice politico l’accesso alle informazioni relative alle prestazioni svolte dai dipendenti. Ciò significherà ingerenza della politica nella gestione delle attività e dei servizi;
·       individua nuove regole x le progressioni di carriera basate sul principio della concorsualità che andranno ad annullare gli attuali sistemi di classificazione del personale (ritorno al TU del 1953 ovvero al vecchio sistema x qualifiche e livelli);
·       definisce criteri per effettuare concorsi su base territoriale la residenza ad esempio, diventa titolo di preferenza nei concorsi;
·       prevede che il contratto nazionale avrà aumenti determinati per legge, unilateralmente dal Governo, nel rispetto dei limiti e delle modalità stabilite nell’accordo separato. Anche per la contrattazione integrativa saranno decise unilateralmente le risorse senza possibili discussioni sul merito ovvero senza trattare gli aspetti gestionali ed organizzativi, i risparmi di gestione da realizzare intervenendo su qualità servizi, organizzazione lavoro e scelte produttive;
·       introduce nuovi criteri di selettività x l’attribuzione della produttività e per il conseguimento dei livelli economici all’interno delle aree professionale;
·       prevede lo smantellamento dell’attuale sistema di attribuzione dei compensi incentivanti e delle progressione di carriera;
·       le progressioni economiche dovranno avvenire in base a principi selettivi.
·       ai profili apicali delle aree funzionali, oggi accessibili solo dall’interno perché intesi come completamento dei percorsi di arricchimento professionale verrà invece riservata una percentuale x l’accesso dall’esterno con procedure selettive di corso-concorso.
Con riferimento alla dirigenza è da sottolineare che il dirigente viene inquadrato dalla legge come il braccio armato dell’Amministrazione.
Il dirigente, infatti, avrà il potere, senza confronto con le parti sociali:
·       di individuare il personale necessario allo svolgimento dei compiti;
·       valutare il personale ai fini del merito, della carriera e del conferimento della produttività;
·       utilizzare l’istituto della mobilità individuale.
Egli sarà ritenuto responsabile in caso di inefficienza della struttura e in caso di omissioni nell’esercizio dei poteri dirigenziali anche x il mancato avvio di provvedimenti disciplinari ove dovuti. Nello stesso tempo sarà limitata la responsabilità civile dello stesso nella ipotesi di dolo o colpa grave x avere avviato ingiustamente a procedimento penale i propri dipendenti.
Viene ripristinato, in altra forma, il fondino nel senso che verranno valorizzate le eccellenze nel raggiungimento degli obbiettivi mediante erogazione mirata del salario accessorio ad un numero limitato di soggetti nella misura massima dell’importo.
Il dirigente diventa, pertanto, suddito della propria amministrazione e quanto più sarà severo e punitivo verso i dipendenti tanto più sarà ritenuto bravo ed efficiente.
Riguardo alle sanzioni ed alla responsabilità disciplinari, si rivedono tramite legge le sanzioni oggi regolate dagli accordi sottraendole così alla contrattazione e al confronto sindacale:
vengono introdotte nuove penalità sotto il profilo disciplinare quali il licenziamento x scarso rendimento e per false attestazioni della presenza ed altresì controlli rigorosi sulla malattia con possibilità di licenziamento del dipendente che abbia concorso con il medico x l’attestazione di falsa documentazione.
Tutti i provvedimenti si propongono di assoggettare da un lato il dipendente al dirigente sia rispetto ai meccanismi premianti che con riferimento al sistema  sanzionatorio e dall’altro lato il dirigente alla politica.
Dal canto nostro, invece, gradiremmo figure dirigenziali più autonome, con percorsi professionali legati ai risultati conseguiti, opportunamente valutati e forsanche penalizzati in caso di reiterato comportamento antisindacale.
Non possiamo non prendere atto che il governo ha alzato il tiro accelerando alcuni processi, sfruttando l’ondata qualunquista e populista cavalcata dal ministro che fa di tutta l’erba un fascio e della PA una corporazione inefficiente, per raggiungere obbiettivi legati allo smantellamento dello stato sociale, allo spacchettamento o accorpamento di Enti, alle esternalizzazioni o destrutturazioni, in funzione di un unico, malcelato, fine:
la possibilità di ottenere margini di profitto ed occasioni di guadagno per i soliti gruppi e le solite le lobby che da sempre hanno governato e vogliono continuare a governare i processi produttivi, economici e finanziari di questo Paese.
Per contrastare la realizzazione di questo progetto sarà necessaria, quindi, un’ulteriore mobilitazione della categoria attraverso una capillare  informazione nei posti di lavoro.
Vogliamo ribadire che la nostra organizzazione non è mai stata arroccata su posizioni precostituite o pregiudiziali e che, invece, è sempre stata impegnata a volere una PA moderna, efficiente  ed efficace, sicuramente prima ancora di Brunetta, basta ricordare l’inattuato  Memorandum sul lavoro pubblico sottoscritto il 18 gennaio 2007 e le proposte avanzate congiuntamente dai nostri segretari generali C.Podda e  G.Epifani.
La Cgil ha sempre parlato, chiaramente della necessità:
di spendere meno e meglio anche azzerando le consulenze;
di creare un’amministrazione più trasparente ed accessibile;
di favorire le Assunzioni dove servono,la  mobilità e di dare uno stop definitivo al precariato;
di rilanciare la legalità e azzerare la corruzione – termini ormai scomparsi nel linguaggio del governo;
di trasferire il lavoro avvicinandolo (con l’uso delle tecnologie) al cittadino;
di creare un unico interlocutore per il cittadino;
di assicurare più rigore e meno lassismo;
di premiare il merito;
di sottoporre la PA al giudizio dei cittadini;
di cacciare i dirigenti ed i lavoratori infedeli.
Riteniamo inoltre di rilanciare, in controtendenza rispetto al governo, che parla solo di tagli e decurtazioni, alcune politiche di sostegno delle retribuzioni quali l’aumento delle detrazioni per lavoro dipendente e la restituzione del fiscal drag al fine di liberare quote del salario reale anche per favorire il rilancio dell’economia.
Riteniamo, altresì, di favorire meccanismi di solidarietà per consentire, ad esempio, le stabilizzazioni dei precari che per alcuni enti quali la CRI raggiungono il 50% del personale in servizio.
Il governo, dal canto suo, propone, invece, l’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne del pubblico impiego a 65 anni dimenticando il ruolo svolto dalle donne che, spesso, in aggiunta all’attività lavorativa supportano la famiglia e suppliscono alle carenze di strutture sociali del territorio.
Domenica scorsa il Presidente del Consiglio ha omaggiato il ministro Brunetta investendolo formalmente delle funzioni di vendicatore dei cittadini.
Sono fermamente convinta che, in questa fase, è fondamentale stipulare un rinnovato patto tra lavoratori e tra questi ed i cittadini rendendo i primi protagonisti consapevoli delle battaglie per la difesa non di posizioni ed interessi individuali bensì per la difesa delle tutele collettive e del ruolo sociale rivestito dal pubblico dipendente in relazione alla centralità dei diritti di cittadinanza in uno stato definito, appunto, di diritto.
E’ altresì cruciale coinvolgere i cittadini per renderli consapevoli che la giustizia, la salute, l’istruzione, la sicurezza, l’assistenza, la previdenza non possono avere un prezzo regolamentato da leggi di mercato. Essi rappresentano diritti che devono essere garantiti a tutti, indistintamente.
Ciò può verificarsi attraverso il mantenimento della centralità dello Stato e delle sue articolazioni nel territorio nazionale al fine di preservare l’universalità dei diritti sociali con uno schema di omogeneità territoriale per quanto concerne la loro estensione, la loro qualità e la loro esigibilità.
Non dobbiamo consentire lo svuotamento delle fondamenta del diritto del lavoro e la realizzazione del progetto di chi ci governa che mira a travolgere l’intero edificio costituzionale.
Questo è il rischio maggiore che ancora non viene colto con la forza e la nettezza necessarie. C’è una campagna mediatica molto forte tesa a nascondere la realtà, a presentarci come gli estremisti che si vogliono tirare sempre fuori, quelli che non hanno voluto e non vogliono fare accordi perché c’è un governo di centrodestra.
A questo punto la parola d’ordine è RESISTERE.
Non sarà facile ma è necessario. Non è giusto far pagare ai dipendenti pubblici il prezzo della crisi e considerare questi ultimi come causa unica dell’inefficienza del sistema. La politica deve assumersi le proprie responsabilità e, con essa, certa dirigenza spesso asservita alla politica, protetta dalla politica, autoreferenziale ed indifferente alle regole sindacali.
Ciò detto, sperando di non averla fatta troppo lunga, chiudo sottolineando che E’ nostro dovere primario, come sindacalisti, come lavoratori e come cittadini difendere e rilanciare il ruolo sociale ed economico del LAVORO in senso lato e del LAVORO PUBBLICO in particolare.
Grazie.
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